24 Febbraio 2020

Per essere felici sul lavoro può bastare anche un respiro

By ViS

Consapevolezza, fiducia in se stessi, empatia. Da Chade-Meng Tan, ingegnere e motivatore di Google, un libro che, con suggerimenti ed esercizi, insegna ad applicare l’intelligenza emotiva in ufficio per combattere lo stress e sviluppare le doti relazionali, di comunicazione e di leadership. Il segreto? Inspirare, espirare, essere gentili e immedesimarsi negli altri.

di MANFREDI LIPAROTI

time-1961240_960_720Pace, emozione, leggerezza, gioia, felicità interiore. Sono parole che apparentemente c’entrano poco con il mondo del lavoro, almeno che non si faccia lo psicologo o il santone. Più facile che la vita aziendale sia fonte di frustrazione, nervosismo, rabbia, apatia. Ma secondo Chade-Meng Tan – per molti anni ingegnere e quindi nelle risorse umane di Google con il ruolo, come riportato sul biglietto da visita, di “bravo ragazzo (e nessuno lo può negar)” e l’incarico, letteralmente, di “illuminare le menti, aprire i cuori, creare la pace nel mondo” – “è facile lavorare felici se sai come farlo”.

Così si intitola anche la versione italiana del libro di Tan, da poco pubblicato da Corbaccio (pag. 320, euro 16,90, disponibile anche in e-book): un mix di neuroscienze e psicologia, saggezza orientale, ironia e pragmatismo, che spiega come “applicare la nostra intelligenza emotiva al mondo del lavoro” e avere successo. “Quanti ottimi consigli” è l’endorsement, con tanto di punto esclamativo, del 39° presidente Usa Jimmy Carter. D’accordo anche il Dalai Lama: “Se si modificano i propri schemi mentali si possono cambiare le emozioni e i propri atteggiamenti per trovare la pace e la vera felicità interiore – scrive –. Questo libro ci insegna come fare”.

Cercare dentro se stessi. Il libro declina i precetti del programma formativo “Search inside yourself”, sviluppato da Tan insieme a un maestro zen, uno scienziato della Stanford University e un esperto di intelligenza emotiva, e dal 2007 sperimentato da oltre un migliaio di impiegati a Mountain View. Alla base ci sono la meditazione e la “mindfulness”, ovvero la consapevolezza di se stessi: saper ascoltare e controllare le proprie emozioni permette di avere più fiducia verso di sé, di gestire lo stress, di migliorare la concentrazione, di aumentare creatività, leadership, prestazioni e produttività, di costruire relazioni più positive con gli altri, siano colleghi, capi, clienti, amici o familiari.

L’intelligenza emotiva, cioè la capacità di “monitorare i sentimenti e le emozioni proprie e altrui, per indirizzare il proprio pensiero e le proprie azioni”, è un’abilità che si può apprendere e sviluppare. “Imparare e insegnare la consapevolezza sono facili in modo imbarazzante” scrive Ten. C’è una “via facile”: sedersi nella posizione più comoda e focalizzare l’attenzione sulla respirazione, “tutto qui”. C’è anche una “via più facile”: stare seduti senza fare nulla per due minuti, abbandonarsi, ma cercando di rimanere vigili. Alternativa: sgranchirsi le gambe (per esempio, dalla scrivania alla toilette), concentrandosi su ciascun movimento e sensazione del corpo.

La felicità in quattro mosse. “Quando la mente è contemporaneamente in uno stato di rilassamento e di allerta, emergono in modo naturale tre magnifiche qualità – spiega Ten –: calma, chiarezza e felicità”. Il primo passo per ridurre lo stress è l’intenzione, cioè la volontà di rilassarsi. Il secondo è seguire il respiro. “A questo punto la vostra mente si raccoglie e vi troverete in uno stato di calma”. Che inevitabilmente, però, verrà rotto da un mulinello di pensieri e preoccupazioni. Per uscirne basta riaggrapparsi al ritmo della respirazione. Ultima cosa da fare: volgere la mente verso se stessi, considerare il proprio atteggiamento, fare un po’ di autocritica, ma con benevolenza.

Se è facile iniziare la pratica della meditazione, meno semplice è mantenerla nel tempo. “Dopo i primi giorni molti trovano difficile continuare l’allenamento – continua Ten –. Vi ritrovate seduti, irrequieti e annoiati e dopo un po’ decidete che ci sono cose più importanti da fare, come sbrigare il lavoro o guardare su Youtube i gatti che tirano lo sciacquone”. La prima soluzione è trovarsi un partner con cui esercitarsi e confrontarsi: così come quando si decide di iscriversi in palestra, se c’è qualcun altro si è più motivati. La seconda: non esagerare con la meditazione, perché può bastare un respiro consapevole al giorno.

Tirare fuori il meglio. Conoscere le proprie emozioni e ascoltare il proprio corpo consentono di capire quali siano i propri limiti e punti di forza, le priorità e le mete da raggiungere. “Raggiungeremo lo stadio in cui ci sentiremo a nostro agio con noi stessi e potremo affrontare qualsiasi cosa che ci riguardi”. Tan suggerisce altri due esercizi. Il primo è il “Body scan”: puntare l’attenzione dalla testa giù fino agli alluci, soffermandosi su ogni singola sensazione che si prova (un formicolio, un brivido, un lieve pulsare), aiuta a rilassarsi. Il secondo è la scrittura autobiografica: studi dimostrano che trascrivere, anche solo per un paio di minuti, ciò che si sta provando in un preciso momento oppure quello che ferisce o fa gioire, migliora performance e benessere.

Ma per vivere i rapporti di lavoro con serenità non basta la meditazione, sono indispensabili l’empatia e la compassione. Ogni relazione dovrebbe essere improntata, fin dall’inizio, a fiducia, sincerità e franchezza. Per farlo bisogna considerare il vicino di scrivania o il manager ai piani alti non come un nemico, ma come un essere umano con le sue debolezze e i suoi pregi. Calarsi nei suoi panni, passare “dall’io al noi” , dare una mano nelle difficoltà ed essere gentili (l’“abitudine mentale principale”) innescano, secondo Tan, un circolo virtuoso in cui “fiducia chiama fiducia” e “l’amore aiuta la carriera”.

www.repubblica.it

250x338La felicità nel cassetto

Chi nella vita almeno una volta o tutti i giorni della propria esistenza non si è chiesto cosa sia la felicità e dove risieda. Per alcuni la felicità è uscire da una situazione di impasse che è diventata una gabbia, per altri è la capacità di inventarsi la vita giorno per giorno, per altri ancora la felicità è la sicurezza e la stabilità di un posto fisso di lavoro, per altri è il rifugio nelle mura di un chiostro o nel cammino di redenzione dell’anima.

Il lettore si lascia prendere per mano e si fa accompagnare lungo questa affannosa ricerca della felicità, ma forse la felicità è più vicina di quanto si creda, basta saperla cercare nel proprio cassetto dei sogni, delle aspirazioni, dei desideri basta saperla riconoscere nell’apertura all’altro, in un atto di totale fiducia e di abbandono alle emozioni basta imparare ad ascoltare il cuore