Presentazione libro

primaChi nella vita almeno una volta o tutti i giorni della propria esistenza non si è chiesto cosa sia la felicità e dove risieda. Per alcuni la felicità è uscire da una situazione di impasse che è diventata una gabbia, per altri è la capacità di inventarsi la vita giorno per giorno, per altri ancora la felicità è la sicurezza e la stabilità di un posto fisso di lavoro, per altri è il rifugio nelle mura di un chiostro o nel cammino di redenzione dell’anima.

Il lettore si lascia prendere per mano e si fa accompagnare lungo questa affannosa ricerca della felicità, ma forse la felicità è più vicina di quanto si creda, basta saperla cercare nel proprio cassetto dei sogni, delle aspirazioni, dei desideri… basta saperla riconoscere nell’apertura all’altro, in un atto di totale fiducia e di abbandono alle emozioni… basta imparare ad ascoltare il cuore.

 

La felicità nel cassetto

Strumenti utili per migliorare se stessi e ritrovare la serenita’

Genere: Romanzo/trhiller psicologico, Self help, Salute e benessere, autostima e motivazione.

ISBN: 9788822883339

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Introduzione

La felicità… la felicità è uno squarcio di luce  fra le nuvole, quella luce che si riflette su di te e, come d’incanto, ti fa riflettere, quella luce che disegna nel cielo cornici dorate delle quali all’interno rivedo la mia vita – gli errori della mia vita– quella luce alla quale sorrido senza sapere perché; la felicità è un dono ma non riesco a coglierlo perché sono troppo impegnato nella frenesia della quotidianità.  Penso alla felicità come qualcosa che arrivi dall’esterno, penso che l’acquisto di un oggetto, o di un qualsiasi bene materiale desiderato mi renda felice; non mi accorgo che questo breve momento di gioia non è attribuibile alla vera felicità ma solo a un sentimento passeggero di soddisfazione e appagamento. Mi sento lontano dalla realtà e immerso in un mondo immaginario che mi rende infelice; la felicità è un mondo che non mi appartiene, una  bellezza che non riesco a percepire, un suono difficile da ascoltare, un qualcosa che vorrei tanto ma non so dove prendere.

Chiudi gli occhi e… immagina un mondo ideale, senza guerra e ostilità di ogni genere, un posto in cui vivere senza la paura di guardarti alle spalle, scevro dai conflitti di interesse e dalla corsa al petrolio, libero dalle decisioni delle multinazionali che scelgono per te; un mondo in cui le energie rinnovabili rispettano la natura e gli esseri viventi. Immagina di vivere secondo i tuoi desideri, dove non ci sono ingiustizie, dove c’è lavoro e dignità per tutti, pensa a tutto quello che potresti realizzare! Quel mondo perfetto che tu stesso stai creando nella mente basterebbe per renderti felice.

Se ti dicessi che il pensiero influisce sulla nostra condizione di felicità o infelicità mi crederesti? E invece è proprio così. Il nostro modo di pensare e le negatività si nutrono costantemente dei pensieri e non fanno altro che impedirci di trovare quello stato d’animo di pienezza che vorremmo nella nostra vita.

La felicità, essendo un’emozione, è destinata per sua intrinseca natura a non durare, le emozioni sono temporanee. Pensa un attimo a un sentimento come l’innamoramento il quale nella fase iniziale è associato a una esplosione di emozioni,  successivamente perde l’esaltazione diventando qualcosa di più stabile e pacato.

Come possiamo, quindi, essere felici?

Tutto quello di cui hai bisogno per essere felice è già dentro di te e se non riesci a vederlo è perché la tua vita è condizionata dalla paura; essa divora la pura gioia e frena la possibilità di sperimentare la vera natura della felicità.

La società odierna è concentrata sulla competizione, desideriamo ciò che non possediamo e  dipendiamo dai beni acquisiti; il timore di perdere delle cose ci rende schiavi della paura. Il desiderio, la dipendenza e l’invidia richiamano la paura.

Di conseguenza, cosa rende felici alcune persone, e altre no? L’assenza della paura.

L’affannosa ricerca di felicità non fa altro che allontanarci dall’obiettivo primario della nostra vita: uno stato di serenità come un cielo terso sgombro da nuvole.

Così come fuggiamo dalle nostre paure fuggiamo anche dall’essere felici.

Le paure che impediscono di essere felici, come riporta il ‘Quadrifarmaco’ di Epicuro, sono quattro: “temere Dio, la paura del dolore e della morte, la mancanza del piacere, il desiderio di cose futili’. Infatti, secondo il pensatore, riuscendo a mettere in equilibrio queste regole, e applicandole nella vita di tutti i giorni, si otterrebbe il distacco dalla paura accedendo al piano dello stato d’animo di pienezza: la serenità.

Ma come fare a superare le paure che sono l’ostacolo più grande dell’essere umano? Basterebbe riconoscerle per cercare di capire la loro natura, in questo modo ci spaventerebbero meno. Oltre a Epicuro, altri filosofi si sono cimentati a trascrivere la ricetta per la felicità, e anche il loro pensiero aveva un fondamento comune: attenuare il dolore per raggiungere un modo di vivere sereno, con meno sofferenza. Quindi, per essere felici dobbiamo sopportare il dolore? Secondo i filosofi sembra di sì, ma io aggiungerei anche che è la paura che genera il dolore; tuttavia se accogliamo la paura, l’accettiamo e la riconosciamo, riusciremmo a lasciarla andare per avere l’equilibrio di cui parla Epicuro.

Se solo provassimo a pensare di rinunciare a quelle cose, che potrebbero instillare una paura psicologica, se purificassimo i nostri pensieri rendendoli privi di avidità e invidia, allora anche noi potremmo provare quell’assenza di dolore che genera armonia ed equilibrio.

Nelle pagine che seguono Ida verrà sconvolta da una telefonata, dal quel momento in poi la sua vita cambierà radicalmente; in compagnia dei suoi nuovi amici, lei affronterà un’avventura dopo l’altra. Personaggi molto diversi tra loro per carattere, abitudini, nazionalità, percorreranno un cammino irto di incertezze, pericoli, avventure il cui comune denominatore è la scomparsa di una donna. Le loro esistenze di perfetti sconosciuti si intrecceranno in un viaggio che non è solo fisico, geografico ma anche metaforico, un viaggio dentro se stessi, nelle loro paure, nelle loro debolezze, che attraverso situazioni quasi surreali e rocambolesche impareranno a superare.

Il lettore si lascia prendere per mano e si fa accompagnare lungo questa affannosa ricerca della felicità, ma forse la felicità è più vicina di quanto si creda. Basta saperla cercare nel proprio cassetto dei sogni, delle aspirazioni, dei desideri… basta saperla riconoscerla nell’apertura all’altro, in un atto di totale fiducia e di abbandono alla emozioni… basta imparare ad ascoltare il cuore.

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Un messaggio appare sul telefono:

Ida, vai all’aeroporto, devi prendere una cosa, ora non posso spiegarti, sono costretta a spegnere il telefono, non dimenticare è importante, mercoledì alle 11:00 all’aeroporto, ok?

Mi sento inquieta, cosa sarà successo alla mia amica, perché tanto mistero? Adesso provo a contattarla sul cellulare, spero possa darmi maggiori dettagli. Accidenti, il telefono risulta irraggiungibile, non mi resta che seguire le indicazioni di Anna e aspettare mercoledì.

L’orologio segna le 10:00 e, come al mio solito, non sono ancora pronta, devo sbrigarmi altrimenti rischio di arrivare tardi all’aeroporto. Il traffico aumenta il mio ritardo, ma vanno tutti nella stessa direzione oggi? Non pensavo che il mercoledì fosse così caotico!

Bene, sono all’aeroporto ma lei non si vede da nessuna parte, non mi aveva indicato precisamente dove incontrarci, presumo qui nella sala attesa. Mi sposto all’ingresso, magari è arrivata dopo di me. Ore 11:15, Anna è sempre puntualissima, l’ansia mi sta bloccando il respiro, sono agitata, adesso vado in direzione e la faccio chiamare dagli altoparlanti.

«La signora Anna D. è desiderata in direzione per comunicazione urgente».

«Salve, – una signora si avvicina a Ida – ho sentito l’annuncio della direzione e mi sono affrettata a raggiungerla, lei è Ida?».

«Si, sono io, ma lei invece chi è, come fa a conoscermi, perché è venuta al posto di Anna, cosa le è successo?».

«Calma, stia tranquilla! Infatti io non la conosco, come non conosco Anna, ma lei mi ha descritto minuziosamente com’è fisicamente e che il suo nome è Ida, per questo l’ho identificata subito; non so dove sia Anna, mi ha solo chiesto la cortesia di lasciarle questa busta, io lavoro qui e a me non costa niente passare delle cose ai passeggeri in cambio di un caffè. Questo è tutto quello che so, forse la busta contiene delle risposte alle sue domande, la apra sono curiosa anch’io».

«Mi scusi, non volevo inveire contro di lei, ma sono davvero preoccupata per la mia amica, mi ha lasciato solo un vago sms e da lunedì non ho più sue notizie, il telefono è sempre staccato e io sono una persona ansiosa, non reggo questo tipo di situazioni!».

«Ida, venga con me, andiamo a prendere un bicchiere d’acqua o qualcosa al bar in modo che possa sentirsi meglio, la vedo pallida!».

«Grazie, apprezzo molto la sua cortesia, ma vorrei aprire la busta di Anna, spero proprio che ci sia la spiegazione a tutto questo mistero».

«Va bene, allora io torno al lavoro, se ha bisogno di qualcosa mi trova ai bagagli smarriti, io sono Vanessa».

«Grazie Vanessa per la sua disponibilità, magari dopo essermi tranquillizzata ci prendiamo un caffè insieme».

Adesso apro il pacchetto. Il suo foulard di seta! Un ticket aereo per l’India del sud, e un biglietto con un messaggio: “Io ho trovato la felicità, se vuoi essere felice, raggiungimi in questo posto e non te ne pentirai. Ti lascio il mio foulard, sai bene quello che rappresenta per me, me lo regalò il mio primo amore e da allora lo porto sempre con me, anche se lui non c’è più. Questo è il mio modo per uscire dalla zona di attaccamento alle cose, adesso è tuo, so che ti piaceva tanto e se non mi vorrai raggiungere, questo sarà il ricordo che avrai di me! Ti aspetto, Anna”.

Che cosa assurda, Anna sa benissimo che io non amo viaggiare e poi ho una gran paura di volare, il solo pensiero mi fa raggelare! E poi, cosa ci fa lei in India, sapevo che aveva dei problemi sul lavoro ma non pensavo che sarebbe partita così lontano! Mi manca però, Anna è la mia vera amica, un’amica come non ce ne sono altre, una che non ti giudica né ti ferisce, una che ascolta, ti consiglia e non ti annoia mai con i pettegolezzi su altre persone; sì, forse è un po’ eccentrica, ma è il suo modo di essere e io le voglio bene. Avrei proprio bisogno di un diversivo, e Anna lo sapeva, ma non di un viaggio così misterioso. Mio marito non approverebbe, anche se un po’ di distacco farebbe bene ad entrambi; la nostra relazione è ormai allo stallo, e dopo aver avuto due figli, c’è ben poco da ritrovare nel nostro rapporto. I ragazzi ormai sono cresciuti, studiano fuori e senza di loro io non dialogo più con nessuno. Lui è stato un buon padre e anche un ottimo marito, ma sono cinque anni che le cose fra noi non vanno bene, è come se si fosse spento qualcosa.

Lì sul porticciolo giurammo il nostro amore, lo imprigionammo in una bottiglia e affidammo al mare, affinché durasse per sempre. Avevo sperimentato la felicità vera, quella che ti fa svegliare con il sorriso sulle labbra, che ti permette di andare al lavoro e mandare al diavolo il tuo capo, quello stato d’animo che spezza le catene della insoddisfazione e ti fa realizzare i desideri. Non so cosa darei per tornare a essere felice, ora ho un vuoto dentro di me: il mio matrimonio sta per finire, i figli sono lontani, la mia amica è in India, e il mio cane è scappato con il barboncino del vicino, almeno lui è felice adesso! Chissà cosa starà facendo Anna in India, certo che il suo messaggio su quel pezzo di carta mi ha davvero incuriosita, lei sa bene che vorrei ritrovare la felicità, forse è tutto uno scherzo per smuovermi un po’ e farmi prendere una decisione riguardo al mio rapporto in crisi. Da tempo il mio desiderio per lui si era affievolito a tal punto da volere un’altra relazione: quella affannosa ricerca di gratificazione e appagamento, il rimpianto del passato fatto di rinunce e privazioni, il voler dare un nuovo senso alla mia vita mi ha portato, mio malgrado, a tradire mio marito con un collega di lavoro, e invece, mi sono ritrovata in un mènage à trois, dove anche sua moglie si era invaghita di me. Come dice la mia amica, io ho un karma negativo. Sono stata sincera con mio marito, gli ho raccontato la verità, ma lui ha continuato a stare con me; vorrebbe ricominciare tutto daccapo ma io non sopporto più nemmeno il suo odore, e questo lui non lo capisce! Attualmente viviamo separati in casa e siamo come fratello e sorella. Penso proprio di essere esaurita, parlo da sola adesso! Questo è grave, probabilmente non so con chi sfogarmi, per questo mi pongo delle domande e poi do delle risposte!

Il cellulare di Anna continua ad essere staccato, di conseguenza me ne torno a casa, proverò in serata, forse lo scherzo sarà finito e lei mi contatterà. L’India è sempre stato un paese singolare, dai contrasti stridenti, sarà davvero il posto ideale per recuperare quella serenità di cui ho bisogno in questo momento? Voglio documentarmi, faccio una ricerca con lo smartphone per conoscere il posto, non si sa mai, potrei partire da un momento all’altro; ma prima devo superare il timore di una meta sconosciuta, il panico del volo e la paura di viaggiare da sola. Un attimo! Perché non l’ho notato prima? Sono sempre sbadata e imbranata quando si tratta di usare il cellulare! Il messaggio di Anna non è partito dal suo numero whatsapp ma da un sito internet. Digito lo stesso indirizzo web, voglio vedere la pagina collegata. La connessione è lenta, ecco si è aperta la schermata, il sito web è londinese e offre servizi online di messaggistica gratuita. Questi banner pubblicitari mi danno noia, poi questa pubblicità dell’Hotel Foulard è particolarmente insistente… un attimo… Hotel Foulard, mi ricorda qualcosa… certo! Anna mi ha dato il suo foulard, la internet page evidenzia continuamente tale Hotel, questo è un indizio. La mia amica deve essere in pericolo, non poteva parlarmi al telefono forse perché era controllata da qualcuno, il pacco con il biglietto e il suo fazzoletto sono dei segnali per chiedere il mio aiuto. Ma che aiuto posso mai darle, non so da dove iniziare. Vado dalla polizia a raccontare tutto, ecco quello che farò. Sulla strada del ritorno c’è una stazione di polizia, mi fermerò lì, spero solo che non mi prendano per una esaltata; sono davvero in ansia per Anna.

«Salve, devo denunciare una persona scomparsa, con chi posso parlare?».

«Sì, salve, dica pure a me, sono l’assistente capo Ropoli, di cosa si tratta? Mi diceva di una persona scomparsa, da quanti giorni non vede questa persona?».

«Anna, la mia amica, forse si trova nei guai, sono un po’ di giorni che non la sento, mi ha solo lasciato un messaggio sul telefono e una busta con degli indizi per farsi rintracciare e aiutare; mi creda è in pericolo, lo sento!».

 «Un attimo, con calma, di quali indizi parla? Poi, mi sembra prematuro parlare di sparizione, da quello che leggo dal messaggio e vedo dal biglietto che le ha dato, la sua amica si sta divertendo in un oasi nel sud dell’India. Signora, per fare la denuncia occorre che siano passate dalle 24 alle 48 ore, lei ha ricevuto il messaggio oggi, per me conta questa data».

«Senta, Anna potrebbe correre dei rischi se non l’aiutiamo, dovete contattare Londra e rintracciare i suoi spostamenti».

«Le ho già detto che prima di 48 ore non possiamo fare niente, è la prassi; mi ascolti, torni a casa e si rilassi, vedrà che domani la sua amica la chiama e tutto tornerà alla normalità».

L’avevo immaginato che non mi avrebbero creduto! Mi devo tranquillizzare, ma come faccio, mi sento più nervosa e ansiosa di prima. Non so a chi chiedere aiuto, posso parlarne a mio marito; buono quello, non fa altro che stare sul divano a vedere la Tv, no, non è affatto affidabile, devo trovare qualcun altro. Vanessa, posso chiedere aiuto a lei, mi è sembrata una persona determinata. Lei lavora in aeroporto, quasi certamente sa come muoversi e potrebbe accompagnarmi a Londra per cercare Anna; si, penso che lei sia la persona giusta.

Eccomi nuovamente all’aeroporto. Ma che sto facendo, dannazione! Come faccio a chiedere a una persona che nemmeno conosco che deve accompagnarmi in un posto per trovare un’altra persona che non conosce? Sono disperata! Se mi fossi trovata io in una situazione di pericolo Anna si sarebbe fatta in quattro per aiutarmi, lei è saggia, coraggiosa e impavida, avrebbe affrontato mille ostacoli pur di tirarmi fuori dai guai. Io, invece, sono una codarda, non faccio altro che piangere, tremare e nascondermi dietro la mia insicurezza. Ok, ho deciso, non ho nulla da perdere, invito Vanessa per un caffè e le parlo.

«Salve Ida, ancora in aeroporto? Notizie della sua amica?».

«Ciao Vanessa, per favore diamoci del tu, così mi sento a mio agio. E’ proprio di questo che voglio parlarti, è ancora valido l’invito per un caffè?».

«Certo, mi faccio rimpiazzare e possiamo andare, il bar è all’angolo».

«Ascolta Vanessa, nel pacchetto che tu mi hai consegnato ho trovato delle cose e, tra queste, una mi ha fornito un indizio per ritrovare Anna. Ti prego, mi occorre il tuo supporto, so bene che siamo due persone estranee, ma non posso perdere altro tempo, per Anna potrebbe essere tardi».

«Ida, tardi per cosa! Pensi veramente che la tua amica sia in pericolo? E io, come potrei mai aiutarti?».

«Capisco che ti sto chiedendo molto, ma ho necessità della tua esperienza di viaggiatrice, presumo che lavorando in aeroporto avrai viaggiato molto. Io non riesco, anzi ho paura, di viaggiare da sola, dunque ho bisogno che tu mi accompagni, posso pagarti il disturbo e le eventuali spese che si presenteranno».

«Ah ah ah, esperta di viaggi? Solo perché lavoro nel reparto bagagli smarriti non è detto che io sia una viaggiatrice esperta, anzi non ho mai preso un aereo in vita mia! Sai, ho paura di volare e ho anche timore del treno, perché una volta da ragazza sono salita sul vagone sbagliato e mi sono ritrovata in un posto che non conoscevo, una esperienza da dimenticare!».

«La mia amica ha assolutamente ragione: attraiamo, come calamite, le persone simili a noi. E adesso! Se ci facciamo coraggio a vicenda te la sentiresti di viaggiare con me alla ricerca di Anna?».

«Ehm… ci posso pensare un attimo? Non ti offendere, ma tu sei una perfetta sconosciuta, come lo sono io del resto, potresti aver inventato tutto per derubarmi, rapirmi o chissà cosa. I tuoi occhi mi sembrano sinceri, solo che gli impostori oggi sono diventati bravi attori, quindi non mi fido delle persone che conosco solo da poche ore».

«Truffatrice io! Ma come fai a pensare certe cose, ho persino paura della mia stessa ombra, come potrei mai farti del male? Ho letto questa frase su facebook e da allora ne ho fatto tesoro:

Dobbiamo imparare a riconoscere le persone, non solo con l’istinto, ma con gli occhi del cuore, solo in questo modo scopriremo le persone vere da quelle che non lo sono, gettando via le maschere che la società ci impone di indossare”.

Vanessa, se non vuoi accompagnarmi in questa avventura va bene, ma non considerarmi una cattiva persona, non lo merito. Pensavo che avresti capito e volessi unire la nostre risorse per uscire dalla paura che ci affligge da anni; come direbbe Anna, insieme possiamo affrontare tutto: la gioia, lo sgomento e il sacrificio».

«Perdonami Ida, è colpa del mio modo di essere, mi prodigo subito per aiutare qualcuno e poi subito dopo diffido di lei. Sono consapevole di avere problemi di personalità, me lo ha detto lo psicologo e purtroppo, per motivi economici, non ho mai fatto un percorso analitico completo. D’accordo, mi unisco a te, ho ancora una settimana di ferie, vedo se riescono a sostituirmi e poi decidiamo cosa fare. Ti chiedo solo una cosa, non impressionarti se a volte dubiterò di te, ti contesterò e cambierò idea, come ti ho già raccontato, potrebbe succedere nuovamente».

Un forte abbraccio avvolge Vanessa, Ida, con gli occhi in lacrime, si stringe a lei come un bambino a sua madre.

«Mille Grazie! Ti sarò sempre grata per questo! Adesso inizia la nostra avventura!».

«Comunque abbiamo sempre il problema di come superare la paura dell’aereo e del treno. Ida, come arriviamo a Londra?».

«Già, nell’enfasi di aver trovato una nuova amica, avevo dimenticato questo problema. Possiamo viaggiare in automobile, Vanessa soffri per caso di mal d’auto?».

«No, non ho questo problema, ma guardando la mappa su Google sono circa venti ore di viaggio e pur essendo in due a guidare dovremmo fare delle soste e pernottare da qualche parte, io non sono una grande guidatrice!».

«Si, hai ragione, sono tanti i km e poi rischieremmo di arrivare tardi per trovare Anna. Guarda, mi è arrivato un altro post di facebook, non ci crederai ma questo capita proprio a pennello:

Superare le paure: solitamente le paure possono dipendere da una esperienza negativa vissuta nell’infanzia, e quando il bambino non riesce ad elaborare o a risolvere questa paura, la stessa si ancora nella mente e ci accompagna per tutta la vita. Quando la paura prende il sopravvento, non siamo più soddisfatti di noi e ci immergiamo in una situazione di tristezza. Pertanto è indispensabile convertire la paura in energia positiva.

1)Rilassati completamente. 2)Chiudendo gli occhi pensa ad una tua paura, poi, immaginala nella mente come se fosse reale e la stessi vivendo; 3)adesso, ingrandisci un po’ quella visione, percepisci come aumenta il tuo stato d’angoscia relativo a quella situazione che stai immaginando; 4)mantieni quello stato e pian piano inizia a rimpicciolire quella paura, sempre più piccola, sempre di più, fino a farla diventare un puntino. Noterai che la sensazione di disagio è diminuita moltissimo quando hai ridotto l’evento negativo. 5)Ora, mantieni questa percezione e, mentalmente, prendi una gomma e cancella quel puntino, cancellalo fino a quando non scompare del tutto, e mentre esegui questa azione, cogli l’emozione di liberarti da quella paura, sentila forte dentro di te. 6)Ripeti questo esercizio fino a quando la tua paura non si è dissolta.

 Se non riesci a superare la tua paura con questo esercizio prova questa variazione.

Procedi come prima: dal punto 1 al 2, poi cambia le persone o le cose della tua visione, rendendole comiche, ridicole. Per esempio puoi usare i personaggi tipo Walt Disney come Paperino, Pluto, Topolino o dare sfogo alla tua fantasia. Trasforma l’ambiente dell’evento o della paura con colori, fiori, poi rendi la scena in bianco e nero; il tutto deve essere come un cartone animato, qualcosa che sia per te divertente. Adesso sentiti libero/a da quella paura portando questa consapevolezza nella tua vita. Poi passa al punto 6”.

 «Mi sento più rilassata, e tu Vanessa come stai?»

«Bene, molto bene! Mentre stavo con gli occhi chiusi, ho immaginato quello che mi è successo in treno da adolescente, inizialmente mi sentivo soffocata da quel ricordo e riviverlo mentalmente non è stato facile, poi nella fase successiva, pian piano, mentre modificavo i personaggi, tutto è cambiato, mi sono sentita a mio agio e mi è passata la tremarella. Che dici Ida, ci mettiamo subito alla prova, prendiamo l’aereo per Londra?».

«Si, si, finalmente potrò volare! Non avrei mai pensato prima d’ora di salire su un aereo, invece sono qui seduta accanto all’oblò ad ammirare il panorama dall’alto. Ti va se ci prendiamo per mano, mi sento più tranquilla così».

«Ti stavo per chiedere la stessa cosa; provo una sensazione strana, ma stiamo volando. Londra stiamo arrivando!».

«Mi fischiano le orecchie, Vanessa, tutto bene?».

«Ho un po’ di mal di testa, ma penso che sia tutto normale, ho esagerato con i Travel Gum, ne ho masticati cinque».

Il mio primo respiro londinese: chiudo gli occhi, mi fermo un attimo, scendo dalla scaletta, mi strappo un capello, ohi! è tutto reale, ho volato e sono qui adesso!

«Prendiamo un taxi, in questo modo ci facciamo accompagnare nelle vicinanze del nostro indirizzo per poi proseguire a piedi, così, nel frattempo, visitiamo il posto».

«D’accordo, ma cerchiamo di non distrarci troppo dalla nostra missione principale: cercare Anna. Vanessa, in questo paese i mezzi pubblici funzionano benissimo, anche se l’inglese non è il mio forte, vedo che tutti vanno verso quel Bus e dalle indicazioni, se non ho tradotto male, va verso Victoria Station, il centro presumo».

Durante i settantacinque minuti di viaggio verso la nostra destinazione, osservo dal finestrino il paesaggio, in esso vedo la mia vita passare davanti come quella strada; rivedo mio marito che sarà preoccupato per me, nella fretta di partire non gli ho detto dove andavo; vedo Anna che mi aspetta a braccia aperte; penso a tutto quello a cui ho rinunciato per la paura di viaggiare, per la mia solita pigrizia nello spostarmi da sola; rivedo me stessa che invecchio su una poltrona, triste e infelice come sempre.

«Ida, siamo arrivati finalmente!».

«Ho bisogno di un altro abbraccio, questo viaggio in bus mi ha rattristato un po’».

Vanessa ha capito che Ida ha bisogno di sentirsi al sicuro e protetta, per cui, mentre la prende fra le braccia, la rassicura dicendole di non preoccuparsi, che tutto si sistemerà e che presto ritorneranno a casa.

«Grazie Vanessa, ora mi sento meglio, possiamo proseguire, sono quatto ore che siamo in viaggio, dobbiamo trovare l’Hotel Foulard».

Mi sembra di stare a un teatro all’aperto, gli artisti di strada ti affascinano con la loro bravura, i suoni di Londra sembrano magici per le mie orecchie; gli edifici poi ti sorprendono: si passa da costruzioni futuristiche a quelle classiche dell’ottocento, che meraviglia!

Piove. La pioggia cancella lo splendido riflesso del Tower Bridge, ho voglia di bagnarmi; mi sembra di essere tornata bambina dove sognavo torri, castelli e ponti levatoi. Ho come la sensazione di essere già stata in questo posto, proprio qui davanti, eppure non mi sono mai spostata da casa fino a oggi, e anche se l’avrò visto in foto, la percezione che avverto è forte, non è solo il ricordo di una cartolina. Se Anna fosse qui sicuramente saprebbe dare una spiegazione a questa mia strana impressione. Il mio inglese non facilita la ricerca dell’Hotel, anche se sono fradicia sento una inspiegabile emozione dentro di me, stranamente sto bene!

«Vieni a ripararti dalla pioggia, Ida, sei tutta bagnata!».

«Non preoccuparti per me, grazie, è tutto ok! Vanessa, le indicazioni che hai letto dalla cartina erano sbagliate, provo a chiedere a un altro passante, spero di farmi capire questa volta!».

«Hi, excuse me, mi scusi, sa dove si trova l’Hotel Foulard, non riesco a trovarlo sulla mappa stradale».

«Hi, let me see your map, mi faccia vedere la mappa. Osservi qui, deve continuare su questa strada e poi girare a quest’altra, andare dritto e… le faccio delle frecce con la penna in modo da non sbagliare, con queste indicazioni arriverete in pochi minuti, Ok?».

La felicità nel cassetto

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